Alla fine la mozione presentata dalla minoranza sull’iter del Piano urbanistico generale (Pug) di Belpasso (Catania) è stata respinta dalla maggioranza del Consiglio comunale per otto voti a cinque, ma a prescindere dal risultato, c’è da dire che questa seduta conferma i dubbi e le certezze che da decenni – a prescindere dagli amministratori in carica – caratterizzano lo strumento urbanistico. Il quale dovrebbe programmare lo sviluppo di un territorio (centro e frazioni compresi) fra i più estesi e cementificati della Sicilia, ma che da ventidue anni non programma nulla, perché il vecchio Piano regolatore redatto dall’architetto Francesco Lima (viziato da tanti interessi e quindi carente sotto molti punti di vista) è scaduto dal 2003, eppure resta vigente per quanto riguarda certe zone “sensibili” che il nuovo Pug – se riscritto – potrebbe mettere in discussione.

Quindi una domanda è d’obbligo: perché le Amministrazioni Papale, Caputo 1, Motta e Caputo 2 non hanno provveduto a redigere un nuovo strumento urbanistico, come impone la legge? Perché addirittura l’attuale sindaco Carlo Caputo, nel 2013, ha mandato a casa uno dei migliori urbanisti d’Europa come Leonardo Urbani che, in base alla convenzione, avrebbe potuto realizzare il Piano regolatore generale (allora si chiamava così) in appena sei mesi e con una parcella di 190 mila Euro? Perché dopo dodici anni, il sindaco vuole che il Piano lo faccia l’Ufficio tecnico giudicato “carente” perfino dallo stesso dirigente del settore Urbanistica?

Diciamo che, alla fine, in parole povere, il succo della questione è questo. E vi confessiamo che tradurre in linguaggio semplice una seduta contrassegnata dai tecnicismi, dai burocratismi, dalle citazioni (delle leggi, delle delibere, dei Testi unici e delle sentenze), non è facile.

Ma prima di entrare nel merito della discussione, bisogna dire che il sindaco, tramite Pec, aveva intimato il giorno prima al consigliere di Forza Italia Andrea Paparo di adire le vie legali se quest’ultimo non avesse rettificato, nel corso della seduta di ieri sera, la frase pronunciata nel penultimo Consiglio comunale sul Parco di via Fiume: un presunto favoritismo del sindaco nei confronti di “qualche amico” che avrebbe interessi in quell’area, dove al posto della struttura verde promessa nel 2013, si sta prospettando una cementificazione per un insediamento commerciale e residenziale.

Paparo ha replicato dicendo che forse è stata una frase infelice, espressa male, che lui ha voluto pronunciare in forma dubitativa, ma che alla fine è stata intesa in modo affermativo: in ogni caso – ha detto il consigliere di Forza Italia – “non era mia intenzione offendere il sindaco”. Il quale, dal canto suo, ha ricordato una condanna a 31 milioni di vecchie lire che negli anni Novanta (“avevo appena 21 anni”) gli era stata inflitta in seguito ad una querela presentata dall’ex sindaco Saro Spina per una vignetta pubblicata sul giornale Le Fenicia, allora diretto dall’attuale primo cittadino, risoltasi successivamente con l’assoluzione in appello. Morale della favola: Caputo ha dichiarato che non querelerà Paparo.

Detto questo, entriamo nel “cuore” della serata, cioè nelle parti più salienti della mozione presentata dai consiglieri Carmelo Carciotto (primo firmatario), Salvo Licandri, Mario Pulvirenti, Stefano Toscano, Max Parasiliti e Andrea Paparo.

La dichiarazione di “conflitto di interessi” dei dipendenti comunali chiamati a far parte dell’Ufficio di Piano, alias Ufficio tecnico comunale (chiamato a redigere il Piano urbanistico) non può essere fatta prima dell’incarico, ma “immediatamente dopo”, perché si tratta dell’assegnazione di un compito da parte del sindaco. A dirlo è il segretario generale del Comune di Belpasso, Marco Puglisi. Finora è passato circa un mese dall’incarico conferito dal sindaco, ma nessuno ha dichiarato “incompatibilità” “immediatamente dopo”.

Per quanto concerne i “conflitti di interessi” dei Consiglieri comunali e dei componenti della Giunta (ossia sindaco e assessori), Puglisi ha detto che questi andrebbero dichiarati, ma “non è obbligatorio”. La mozione si riferisce (è stato esplicitato nel corso delle ultime sedute) ad eventuali proprietà di terreni fino al sesto grado di parentela, e ad eventuali incompatibilità fra la carica di amministratore pubblico e la professione di tecnico  privato (geometra, architetto o ingegnere) che qualcuno contemporaneamente ricopre.

Questione sollevata recentemente dal consigliere Carciotto, secondo il quale costoro (lui compreso, geometra) dovrebbero astenersi – in base a quanto prevede la legge – dalla partecipazione e dalla votazione delle sedute di Commissione, di Consiglio e di Giunta quando si affrontano tematiche inerenti al Pug.

Carciotto affonda il dito nella piaga quando dice che in Commissione urbanistica ben due tecnici (Motta e Guglielmino) stanno cercando di far passare il concetto che il Piano particolareggiato del centro storico possa essere redatto a prescindere dalla redazione del Pug (che programma il futuro della città e del suo territorio nella loro interezza, centro storico compreso).

E proprio su questo punto (anche su questo), ieri sera, c’è stata una diatriba: da un lato i due consiglieri (sostenuti dai colleghi della maggioranza), secondo i quali la programmazione del centro storico è propedeutica al Pug, dall’altro la minoranza che afferma il contrario.

A sgombrare gli equivoci ci pensa l’assessore all’Urbanistica Simone Apa, il quale, paradossalmente, dà ragione all’opposizione e torto ai consiglieri che sostengono la sua Giunta: “Ritengo che il Piano particolareggiato del centro storico sia più funzionale farlo precedere dall’approvazione del Pug”.

Lo stesso assessore, pur col suo linguaggio tecnico, ha detto: “C’è un evidente ritardo dovuto alla carenza del personale dell’Ufficio di piano”. Apa non dice perché Caputo da dodici anni neghi l’evidenza, però la sue dichiarazioni entrano clamorosamente in rotta di collisione con quelle del sindaco e dei consiglieri della sua maggioranza.

Un passaggio della sua relazione, tuttavia, lascia molti dubbi. Succede quando afferma che l’Ufficio di piano “sovrintende” la redazione del Pug, “sorveglia” le fasi di progettazione, invia al Consiglio comunale gli atti per l’approvazione, ma, attenzione a queste parole, “non ha alcun incarico di progettazione, deve supervisionare, condizione necessaria per poter iniziare il procedimento”.  

A questo punto è necessaria qualche altra domanda: ma allora, dato che da dodici anni il sindaco Caputo, poi il sindaco Motta, ora di nuovo il sindaco Caputo, affermano che il Pug deve realizzarlo l’Ufficio tecnico comunale, cosa vuole dire, oggi, l’assessore all’Urbanistica? In poche parole: chi deve redigere il Pug? Perché Apa smentisce il primo cittadino? Su questo è necessario che qualcuno chiarisca, e pure in fretta. Ieri sera il sindaco, dopo avere risposto alle interrogazioni, al momento della trattazione della mozione, è andato via.

Ma l’impressione – onestamente – è che, per usare una metafora calcistica, si stia facendo “melina” (dei passaggi di palla fra la difesa e il centrocampo) per perdere tempo, per mantenere il risultato. E in questo caso “il risultato” (per restare nel campo delle metafore) è il vecchio Piano regolatore di Lima, che lascia vigenti le zone di espansione, quindi la possibilità di cementificare in territori di alto pregio per la loro biodiversità che oggi, con una sensibilità ambientalista nel frattempo cresciuta in qualche strato della Società civile, si vorrebbero salvaguardare.

Lo stesso assessore ha ammesso che si è “in ritardo” con i processi di “partecipazione” dei cittadini nella stesura del Pug, conditio sine qua non imposta dalla legge per redigere il nuovo strumento urbanistico: “E’ intenzione dell’Amministrazione – ha detto Apa – organizzare degli incontri con i cittadini e le associazioni”.

Bisogna sapere “quando”, dato che è tutto fermo, il tempo passa e intanto – dice il consigliere Carciotto – sono scaduti i 90 giorni previsti dalla legge per avviare il “percorso partecipativo” e stanno passando i tre anni – previsti sempre dalla normativa vigente – per presentare i documenti preliminari.

Lo stesso consigliere di maggioranza Salvo Pappalardo ammette che “siamo a corto di risorse umane”, ma aggiunge, “non è colpa nostra”.

Gli fa eco il collega Davide Guglielmino, da tanti anni al Comune, come ex assessore ed oggi consigliere: “Sempre favorevoli e disponibili per il nuovo Pug”, ma, chiede al segretario, “se ognuno di noi ha delle proprietà, chi dovrebbe approvare il Piano? Noi non possiamo intervenire? Arriverà un commissario? Se dovesse essere così, forse è meglio organizzare il nostro tempo in modo migliore”.

“La verità – dice il consigliere Licandri – è che siamo sempre in campagna elettorale: un Pug accontenta pochi e scontenta tanti, quindi meglio congelare la situazione. Intanto si spendono un sacco di soldi pubblici per consulenti e per l’università di Catania” (ultima determina: 160 mila Euro stanziati, ndr.)”.

Il consigliere Toscano cerca di sintetizzare la situazione. “Si sono delle criticità, dei dati oggettivi che questa amministrazione non ha mai smentito: dal mancato coinvolgimento dei cittadini ai vizi formali del Pug, dalle mancate richieste dei finanziamenti alla Regione per la redazione dello strumento urbanistico alle mancate dichiarazioni di eventuali incompatibilità”. E poi: “Quali garanzie ci sono che gli amministratori non abbiano interessi personali nelle aree del Pug? Ci sono delle dichiarazioni di trasparenza? Non mi pare”.

Dalla città più abusiva della Sicilia è tutto, a voi la linea.

Nella foto: uno scorcio di Belpasso (Catania) visto dal basso

Luciano Mirone