Per dire basta alla “pornografia giudiziaria”, stamattina gli avvocati del Foro di Catania hanno organizzato “un minuto di rumoroso silenzio davanti al Tribunale etneo contro l’ennesima forma di raccapricciante mercificazione del dolore delle donne” e per esprimere “tutto il biasimo possibile per la condivisione e la successiva diffusione da parte della stampa del video dell’aggressione e del femminicidio di Sara Campanella”, a prescindere se a fornire le immagini alla stampa siano stati la Procura, le Forze dell’Ordine o gli stessi Avvocati impegnati nel procedimento. Primi firmatari dell’iniziativa gli avvocati Valentina Costanzo e Goffredo D’Antona.

La protesta degli avvocati di Catania, stamane, contro la diffusione del video dell’aggressione di Sara Campanella, vittima di femminicidio a Messina. Sopra: un’altra immagine del minuto di silenzio

“Nella convinzione – si legge nella nota diffusa dagli organizzatori – che i processi debbano sempre svolgersi nelle aule di giustizia e non già attraverso il mezzo mediatico (ciò anche nel rispetto della legge vigente e degli interessi di TUTTE le Parti processuali, ivi incluse le persone offese del reato), si condanna fermamente ogni forma di ‘vittimizzazione secondaria’ delle donne che hanno subito violenza di genere”.

“Costringere le vittime (familiari e parenti inclusi) – è scritto – a rivivere in ogni istante ciò che hanno già, loro malgrado, patito, trascinare in pubblica piazza il dolore della loro tragica e brutale morte, invadere e violare la loro sfera privata ed intima, è un’altra e secondaria forma di violenza di genere che deve essere assolutamente rigettata e vietata”.

“Nessuno – affermano gli avvocati che hanno aderito alla protesta – deve arrogarsi il diritto di allargare una ferita già indicibile e di utilizzare un femminicidio per aumentare i clickbait e le vendite degli abbonamenti. In particolare, riteniamo che il diritto di cronaca non possa trasformarsi in un vero e proprio abuso, né possa aprire la strada alla pornografia mediatico-giudiziaria”.

“Le donne vittime di violenza di genere – prosegue il documento – (già duramente provate da insopportabili traumi di natura fisica, psicologica, sociale ed economica) non devono essere anche costrette a subire la pruriginosa invadenza dei social-media”.

“Per questa ragione – concludono gli organizzatori -, attesa l’orrida lesività della diffusione del video relativo al femminicidio di Sara, dichiariamo di non volere più assistere sui social e sui media a questa spettacolarizzazione dell’orrore e della violenza di genere contro le donne”.

Redazione