“Peggio del regime fascista”. Con questa frase lapidaria, Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, bolla il governo Meloni, che oggi ha approvato il “Decreto Sicurezza”, “un attentato – dice Borsellino – ai principi della nostra Costituzione.

“E’ una cosa di una gravità estrema – ammonisce il fratello del magistrato ucciso in via D’Amelio il 19 luglio 1992 con un’autobomba che ha fatto a pezzi anche la sua scorta – , è un decreto e quindi entra immediatamente in vigore dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, si esclude anche il Parlamento, anche se dovrà da questo essere approvato entro sessanta giorni, e purtroppo mi risulta che sia stato già controfirmato presidente della Repubblica”.

“Il presidente del Senato – rivela Borsellino – al quale ci eravamo rivolti, ha rifiutato di ascoltare le associazione dei familiari delle vittime che dall’operato dei servizi sono state le prime vittime e purtroppo anche il successivo appello alla presidenza della repubblica è rimasto senza risposta”.

“Quello che fino ad oggi hanno fatto questi servizi – spiega il familiare del magistrato antimafia -, come l’ istigazione e la partecipazione alle stragi sarà oggi coperta dalla legge. Dovranno risponderne solo al capo del governo”.

“È peggio dell’Ovra e del ventennio fascista – denuncia Borsellino -. Questo stesso presidente del Consiglio, a cui viene data la facoltà anche di autorizzare componenti dei servizi a guidare associazioni terroristiche e commettere omicidi, ha detto che il provvedimento è stato emanato come decreto e non discusso in parlamento per questioni di urgenza e per rispondere alle aspettative dei cittadini”.

“Ma quei cittadini – seguita il leader del movimento delle Agende rosse – che sono stati colpiti non solo come cittadini di questo stato, ma anche nei propri affetti, i rappresentati delle associazioni dei familiari di vittime di stragi e di assassini, non sono stati neppure ascoltati, nonostante avessero chiesto di esserlo, sia dalle commissioni parlamentari sia dal presidente della repubblica”.

“Mi vergogno – dichiara Borsellino – di essere cittadino di uno stato guidato da un sistema di potere che si sta rivelando peggiore del regime fascista. Non ne ho le prove e nessuna sentenza lo ha finora mai affermato con sicurezza, ma sono fermamente convinto che questi servizi a cui  viene oggi data, per legge, la facoltà di delinquere e di uccidere, sono quelli che hanno partecipato alla preparazione e all’esecuzione delle stragi di Via D’Amelio e di Capaci, e non soltanto di quelle”.

“E credo anche che mio fratello – conclude -, negli ultimi giorni della sua vita, se ne fosse reso conto e per questo sia stata affrettata l’esecuzione di quella strage e sia stata sottratta la sua agenda”.

Redazione